L’alcol
Le prime nozioni da sapere
Anche se l’alcol non è un vero e proprio macronutriente viene di solito considerato tale, questo
per via del suo contributo calorico e delle sua influenza sulla composizione corporea.
1 g di alcol apporta 7 kcal
Per anni in nutrizione il suo contributo energetico è stato considerato “vuoto”, il corpo non può
ottenere nessun metabolita utile se non calorie. È una sostanza chetogenica (non si può ricavare
glucosio dal suo metabolismo) e la sua formazione avviene tramite la fermentazione batterica del
piruvato, con un processo biochimico simile a quello che avviene nell’uomo per la produzione del
lattato.
L’alcol è una sostanza tossica che l’organismo deve immediatamente neutralizzare e lo fa sia
nello stomaco (in maniera limitata), sia nel fegato tramite tre vie metaboliche. È una sostanza
lipofila che riesce a passare facilmente la barriera emato-encefalica e pertanto acquista un potere
psico-attivo, potere che avvertiamo quando ci da alla testa ma che in realtà inizia molto prima
(basta già un bicchiere). Essendo tossico, se ingerito troppo rapidamente lo stomaco reagisce con
lo stimolo del vomito, mentre con un’assunzione lenta e costante l’organismo sviene per evitare di
assumerne ancora.
Oltre al fegato ( che può andare incontro a steatosi epatica e cirrosi epatica), i tessuti che può
danneggiare sono la bocca, l’esofago, l’apparato gastroenterico ed il cervello. Un suo eccesso
provoca anche malassorbimento delle vitamine B 1, B6, A e dell’acido folico.
La quota giornaliera massima raccomandata nell’uomo si aggira intorno ai 24 g (2 drink),
mentre nella donna è di 12 g (1 drink). Il gentil sesso ha una quota inferiore sia perché pesa meno,
sia perché ha meno enzimi per neutralizzarlo. Nei ragazzi sotto i 16 anni l’enzima ADH (alcol
deidrogenasi) funziona molto meno per cui sono più soggetti a danni .
./ 12 g d’alcol corrispondono a:
./ 330 ml di birra (una lattina);
./ 120 ml di vino rosso a 13° (un bicchiere pieno);
./ 40 ml di un superalcolico a 3 7° ( un bicchierino).
Per conoscere quanti grammi di alcol stiamo assumendo basta moltiplicare il quantitativo
introdotto per la gradazione alcolica (in volume) per 0,8. Per esempio 100 ml di vino rosso a 13°
corrispondono a:
100 x 0,13 x 0,8 = 10,5 g d’alcol
Bastano solo pochi giorni consecutivi in cui superiamo la quota raccomandata per iniziare ad
accumulare grasso nel fegato e per aumentare l’insulino-resistenza, per cui se il nostro obiettivo è
la composizione corporea meglio non esagerare. Questi effetti si verificano mediamente in chi
supera i 14 drink a settimana, o in chi supera i 4 drink in un giorno. La quota va dimezzata se siete
una donna quindi regolatevi di conseguenza.
Al contrario, in chi rispetta le quote raccomandate (1-2 bicchieri di vino rosso al giorno),
abbiamo un miglioramento della sensibilità insulinica data dal blocco della gluconeogenesi e dalla
stimolazione dell ‘adiponectina. Tutti gli effetti di resistenza o sensibilità all’insulina sono mediati
anche dall’apporto calorico giornaliero, quindi non pensate di migliorare il vostro assetto
metabolico bevendo solo un bicchiere ma mangiando in eccesso.
In chi beve il vino rosso è associata una maggior produzione del colesterolo HDL (+ 12%) ed
una minor infiammazione sistemica. Questi effetti si esplicano per via dei polifenoli contenuti nel
vino rosso, soprattutto del resveratrolo. Il vino bianco ne possiede una quota inferiore del 75% ed
ha anche l’aggiunta di solfiti. Quest’ultimi sono naturalmente prodotti dalla fermentazione
alcolica. Si trovano anche nel vino rosso, ma in quello bianco vengono aggiunti ulteriormente per
preservarlo dall’ossidazione, vista la minor presenza di antiossidanti.
Concludendo, va ricordato che nelle bevande assieme all’alcol troviamo anche gli zuccheri
(per esempio una lattina di birra ha 12 g d’alcol e 13 g di zucchero). Per cui, al conteggio delle
calorie e dei carboidrati assunti durante il giorno, va sommato anche questo quantitativo introdotto
con le bevande alcoliche.
Un abuso di .alcol può portare all’anemia megaloblastica (data da una riduzione
dell’assorbimento d’acido folico), ad un effetto mielotossico e ad ipertrigliceridemia.
